Cittadinanza “via paterna” o “contro le file dei Consolati”

Il riconoscimento della cittadinanza italiana per i casi che non rientrano nella cd. “via materna” dovrebbe avvenire in via amministrativa ovvero con apposita istanza indirizzata al Sindaco del Comune italiano di residenza (in Italia) oppure al Consolato Italiano competente in relazione alla residenza dell’istante straniero (cfr. circolare K28.1 del 1991).

Visto l’enorme sovraccarico dei Consolati Italiani nel Mondo (soprattutto in Sudamerica) si sono create lunghissime file di attesa delle persone interessate per poter depositare la propria richiesta e la documentazione comprovante la discendenza italiana.

Si veda, per esempio, il Consolato d’Italia a San Paolo (Brasile) che prevede un tempo di attesa media di circa 12 anni dall’invio della richiesta all’appuntamento per il deposito della documentazione (che rappresenta il primo passo indispensabile per ottenere il riconoscimento della cittadinanza).

Questa attesa così prolungata lede fortemente il diritto soggettivo al riconoscimento della cittadinanza italiana vantato.

A tal fine, per ovviare a tale abnorme ritardo, è possibile rivolgersi al Tribunale di Roma (dal 22.6.2022 il Tribunale territorialmente competente sarà quello del Comune di nascita dell’avo/ava italiano/a) per ottenere il riconoscimento dello status civitatis italiano in via giudiziale.

Per tali ricorsi c.d per “via paterna” o “contro le file dei Consolati” è necessario quindi verificare anche la presenza di una lunga fila di attesa presso il Consolato competente per la residenza dell’interessato equiparabile ad una negazione del diritto al riconoscimento.

Anche per le azioni “contro le file dei Consolati”, gli interessati non devono venire in Italia in nessuna fase del processo in quanto è sufficiente rilasciare una procura per la rappresentanza in giudizio allo Studio unitamente ai documenti comprovanti la discendenza italiana debitamente tradotti e legalizzati/apostillati.

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